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Leggere le tracce: riconoscere chi e passato prima di te

La fauna selvatica si vede poco e lascia molto. Impronte, escrementi, peli e segni sulla corteccia raccontano chi vive in un bosco anche quando non incontri nessuno.

Capriolo (Capreolus capreolus)
Foto: Karbohut - Wikimedia Commons

La verità che nessuno dice a chi comincia: nella maggior parte delle uscite non si vede niente. Gli animali selvatici sentono, annusano e si spostano molto prima che tu arrivi. Quello che resta sono i segni, e imparare a leggerli cambia completamente il modo in cui si cammina in un bosco.

Le impronte

Il terreno buono è quello che ricorda: fango morbido, neve fresca, sabbia lungo un corso d'acqua. Sul terreno duro non si legge quasi nulla.

Ungulati

Le impronte a due unghioni sono le più comuni. La differenza sta nella misura e nella forma:

  • Capriolo: circa 4 centimetri, stretta e appuntita.
  • Cervo: circa 8 centimetri, molto più larga e arrotondata.
  • Cinghiale: unghioni tozzi e divaricati, con i due speroni laterali spesso impressi. E il dettaglio che lo distingue subito.

Carnivori

Qui la domanda ricorrente e sempre la stessa: cane o lupo? Non esiste un unico segno risolutivo, ma tre indizi insieme dicono molto:

  • l'impronta del lupo e più allungata e i due cuscinetti centrali sono più ravvicinati;
  • la pista del lupo e regolare, quasi in linea retta per centinaia di metri: un cane vaga, annusa, torna indietro;
  • la volpe lascia un impronta più piccola e ordinata, spesso in fila quasi perfetta.

Un impronta isolata non basta mai. Se puoi, segui la pista per qualche decina di metri: e il percorso che racconta l'animale, non il singolo passo.

Gli escrementi

Poco eleganti e molto informativi. Le fatte di volpe sono affusolate e spesso piene di peli o noccioli, lasciate bene in vista su un sasso o al centro del sentiero: sono un messaggio, non una distrazione. Il tasso invece scava piccole latrine e le usa ripetutamente, quindi trovarne una significa essere vicini a una tana.

I segni sulla vegetazione

  • Scortecciature in basso sul tronco: cervi e caprioli che si nutrono o che puliscono i palchi.
  • Insogli, pozze di fango rimescolato con peli e graffi sugli alberi vicini: cinghiali.
  • Coni di abete rosicchiati e lasciati a terra in mucchietti: scoiattolo.

Una regola che vale più di tutte

Fotografa la traccia con qualcosa accanto che dia la misura - una moneta, un coltellino, la mano - e annota dove e quando. Senza scala e senza contesto, una foto di impronta è quasi sempre indeterminabile, anche per uno specialista. Con la scala diventa un dato, e puoi caricarla come rilevazione.

Fonti

  • ISPRA, manuali per il monitoraggio dei mammiferi
  • Linee guida nazionali per il monitoraggio del lupo (rilevamento di segni di presenza)

Domande frequenti

Come si distingue l'impronta di un lupo da quella di un cane?

Nessun singolo segno e decisivo. Il lupo lascia un impronta più allungata con i cuscinetti centrali ravvicinati, ma il dato più utile e la pista: quella del lupo procede regolare e quasi rettilinea per lunghi tratti, mentre un cane vaga e torna indietro.

Qual è il periodo migliore per cercare le tracce?

Dopo una nevicata fresca o una pioggia che ha ammorbidito il terreno. Sul terreno secco e duro le impronte non si imprimono e non si legge quasi nulla.

Come si fotografa correttamente un impronta?

Sempre con un oggetto di riferimento accanto che dia la scala, ad esempio una moneta, e annotando luogo e data. Senza scala una foto di impronta è quasi sempre indeterminabile.